El Teatro Olímpico

Versión en español

Entonces, ya dije claramente qué es, en mi opinión, ser vicentino: palladiano tanto bueno como malo, válido como vacío, glorioso como superficial.
En Vicenza, todo esto – lo bueno claro, ya dije que lo otro desaparece como las nubes con el aire – se admira, se goza, te maravilla en un único lugar.
Para mí, este sitio es como un libro abierto con las mejores cualidades del ser humano, su inteligencia, esfuerzo y humildad.
El Teatro Olímpico es todo esto. Y es también la obra maestra de Andrea Palladio. Quien comenzó a construirlo en 1580, hacia principios de año, en un lugar tan insólito e inadecuado que todavía lo hace ser más admirable. Esto es quizá así por ser el único que la Academia Olímpica de Vicenza

Odeón del Teatro Olímpico, lugar de reunión de la Academia Olímpica

consiguió encontrar, el antiguo castillo medieval más tarde usado por los venecianos como almacén de armas y municiones como se puede comprender al admirar el portal de entrada del jardín del teatro.
Pues bien, es justo ahí, donde el ingenio de Andrea Palladio, coloca el teatro de estilo antiguo, cerrado en su parte superior, más hermoso y mejor conservado del mundo.
Un teatro sencillo en apariencia pero con dificultades técnicas que sólo un genio como Palladio era capaz de resolver magistralmente. La estructura del teatro está formada por los elementos que Palladio diseñó antes de su precipitada muerte en agosto de 1580.
El primero es la cávea o gradería del teatro, de madera de finales del siglo XVI y con forma elíptica, rodeada por la logia con columnas corintias en su parte posterior y encima de aquella, están las estatuas de algunos de los miembros de la academia, entre ellos el propio Palladio.
Delante de la logia y la cávea, se levanta majestuosamente la frons scenae o fachada ante el escenario.
Frons scenae desde lo alto de la cávea

Frons scenae desde la cávea

Frons scenae desde la parte baja de la cávea

Ésta está poblada de estatuas de los miembros de la Academia Olímpica, vestidos como antiguos soldados o senadores romanos. Y en el centro de la fachada el lema de la Academia : Hoc opus hic labor est. Es decir: Ésta es la dificultad, y éste nuestro esfuerzo.  Que no puede resumir mejor la idea de virtud en el Renacimiento, algo totalmente olvidado hoy en día, por desgracia.

Frons scenae con el lema de la Academia
Perspectiva de la frons scenae con las estatuas de los académicos

Estatua de académico

Estatuas bajo el techo de madera

Sin embargo, la parte del teatro que más llama la atención por dejar boquiabiertos, son las vistas de las calles que tratan de simular una ciudad real, esa Tebas donde se desarrolla la acción del Edipo Rey de Sófocles que inaugurara el teatro el 3 de marzo de 1585 y que todavía hoy pueden admirarse en su lugar original. Son calles perspectivas de edificios clásicos que Vincenzo Scamozzi construyó con madera y estuco dando la sensación de formar parte de calles reales con metros y metros de profundidad que en realidad sólo cuentan, por ejemplo en la calle principal, 12 metros de largo.

Calle principal de la ciudad ideal de Tebas

Escenario con luces especiales

Calle con edificio y escalera en su interior
Calles con iluminación especial
Además de las dificultades arquitectónicas que Palladio y Scamozzi supieron resolver con maestría para la estructura del teatro aquel y para las decoraciones el otro, estaba el inconveniente de la iluminación de un lugar encerrado en un castillo medieval y con tan sólo unas pocas ventanas que dan al exterior.
Ventanas que iluminan el techo del teatro
 Aquí entró en juego la virtud y el ingenio de Scamozzi quien utilizó centenares de velas para iluminar la logia y la frons scenae protegidas por el estuco. Pero, “¿cómo iluminamos los edificios de madera de las calles en perspectiva?” debió de preguntarse Scamozzi. Pues, “construyo lámparas de aceite cubiertas por un bulbo de cristal” se contestó poco después.

Lámparas de aceite originales 

He aquí cómo vieron iluminadas las calles y sus edificios los espectadores de finales del siglo XVI. Un lugar oscuro y cerrado se transforma con virtud e ingenio en un resplandecer de belleza que permaneció en la memoria de los asistentes.
Podría seguir enumerando muchas más maravillas que el Teatro Olímpico posee, pero mis palabras nunca podrán alcanzar la complejidad, belleza y armonía que la visita del teatro ofrece. Así que vayan a verlo porque les prometo que nunca los decepcionará.

Yo y el teatro

Versione in italiano

Allora, ormai dissi qualche tempo fa, cosa è secondo me, essere vicentino: palladiano bravo oppure scarso, valido oppure vuoto, glorioso oppure superficiale.
A Vicenza, tutto questo – soltanto le buone cose ovviamente, perché tutto il resto sparisce come le nuvole con l’aria – si gode, si resta da stucco in un luogo unico.
Per me, questo posto è come un libro aperto con le migliori qualità dell’essere umano, la sua intelligenza, fatica e umiltà. 
E il Teatro Olimpico è tutto questo. Ed è anche il capolavoro di Andrea Palladio. Il quale cominciò la sua costruzione nel 1580, agli inizi dell’anno, in un luogo così insolito e inappropriato che lo fa essere ancora più ammirevole. Forse è così per essere stato l’unico luogo che l’Accademia Olimpica di Vicenza 

L’Odeo, luogo d’incontro dell’Accademia Olimpica

riuscì a trovare, quell’antico castello medioevale più tardi usato dai veneziani come magazzino delle arme e munizioni come si capisce dal portale di entrata del giardino del teatro.

Ecco, è proprio qua, dove l’ingegno di Andrea Palladio, colloca il teatro alla antica chiuso da un soffitto, più bello e miglior conservato al mondo.

Un teatro semplice all’apparenza ma con difficoltà tecniche che soltanto un genio come il Palladio era in grado di risolvere magistralmente. La struttura del teatro è composta dagli elementi che il Palladio disegnò prima della sua prematura morte nell’agosto del 1580.

Il primo è la cavea o gradinata lignea del teatro, della fine del Cinquecento e con una forma ellittica, circondata dalla loggia di colonne corinzie sopra la quale stanno le statue di alcuni membri dell’accademia, tra i quali lo stesso Palladio.

Di fronte alla loggia e la cavea, sorge maestosamente la frons scenae o facciata del proscenio. 
Frons scenae dall’alto della cavea

Frons scenae

Frons scenae da vicino

Questa è popolata dalle statue dei membri Accademia Olimpica, vestiti come antichi soldati o senatori romani. Al centro del fronte di scena appare il moto dell’Accademia: Hoc opus hic labor est. Vale a dire: ecco la difficoltà, ecco ciò che v’ha di faticoso. Riassume ammirevolmente l’idea di virtù del Rinascimento, qualcosa di completamente dimenticato oggi, purtroppo.

Frons scenae con il moto dell’Accademia

Prospettiva della frons scenae con statue degli accademici

Statua di accademico

Statue sotto il soffitto ligneo
Tuttavia, la parte del teatro che di più attira l’attenzione giacché ci lascia a bocca aperta, sono le vedute delle vie che cercano di mimare una città reale, quella Tebe dove si sviluppa l’azione del Edipo Re di Sofocle che inaugurò il teatro il 3 marzo del 1585 e che tutt’oggi possiamo ammirare nel loro posto originale. Sono vie prospettive di edifici classici che Vincenzo Scamozzi costruì con il legno e lo stucco creando la sensazione di mostrare calli reali di metri e metri di lunghezza ma che in realtà hanno soltanto, per esempio la via principale, 12 metri di lunghezza.

Via principale della città ideale di Tebe
Scene con luci speciali

Via con edificio e scala al suo interno
Vie con illuminazione speciale
Oltre alle difficoltà architettoniche che il Palladio e Scamozzi seppero risolvere con abilità per le strutture del teatro il primo e per le decorazioni il secondo, c’era l’inconveniente dell’illuminazione di un luogo chiuso da un castello medioevale e con soltanto alcune poche finestre attraverso le quali penetra la luce. 
Finestre che illuminano il soffitto del teatro

A questo punto sarà l’ingegno di Scamozzi il quale risolve il problema utilizzando centinaia di candele per illuminare la loggia e la frons scenae, protette dallo stucco. Ma, “come facciamo a illuminare gli edifici di legno delle vie?” dovette domandarsi Scamozzi. Beh, “costruirò delle lampade ad olio di cristallo” si disse poco dopo.
Lampade ad olio originali
Ecco come videro illuminate le vie e i loro edifici gli spettatori della fine del Cinquecento. Un luogo buio e chiuso diventa grazie alla virtù e l’ingegno una splendente bellezza che rimase nella memoria dei partecipanti.

Ecco fin qua un po di cose sul teatro. Ma devo arrendermi perché anche se potrei ancora continuare a elencare le molte meraviglie che il Teatro Olimpico possiede, mai le mie parole potranno raggiungere la complessità, bellezza e armonia che la visita del teatro offre.
Per tanto, andate a vederlo perché vi prometto che non vi deluderà mai. 

Io e il teatro

Un pensiero riguardo “El Teatro Olímpico

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